ATTENZIONE A WHATSAPP

03.06.2026

Ormai siamo tutti abituati ad utilizzare WhatsApp per comunicazioni di carattere personale o professionale. L'informalità del mezzo, però, può indurre a esprimerci in maniera inappropriata ed incauta, senza considerare che "scripta manent". La Corte di Cassazione, infatti, ha recentemente ribadito che i messaggi WhatsApp sono ammissibili come prove documentali nei procedimenti civili, purché sia verificata la loro provenienza e affidabilità, come chiarito nell'ordinanza n. 1254/2025 e nella sentenza n. 11197/2023. La Corte ha riconosciuto che tali messaggi, qualificabili come riproduzioni informatiche ai sensi dell'art. 2712 c.c., assumono efficacia probatoria se non contestati sulla loro conformità alla realtà. La legittimità dell'acquisizione tramite screenshot è condizionata dalla dimostrazione dell'origine e dell'integrità del documento digitale, mediante strumenti tecnici o perizie forensi. La Cassazione ha sottolineato che la prova è valida se si dimostra l'autenticità della provenienza e l'integrità del contenuto, e se il destinatario non ne contesta la veridicità in modo circostanziato. Questi orientamenti rappresentano un passo avanti nell'adeguamento del sistema probatorio alle esigenze del digitale, richiedendo agli operatori di adottare metodologie rigorose per la gestione delle prove digitali, al fine di garantire autenticità e attendibilità.

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