I DILEMMI DELL'AVVOCATO D'IMPRESA

03.06.2026

Uno dei tanti dilemmi che affliggono costantemente l'avvocato impegnato nella consulenza alle imprese è come raggiungere il giusto equilibrio tra l'esigenza di tutelare al massimo il proprio cliente e quella di non diventare un ostacolo all'instaurazione di proficue partnership contrattuali.

L'attività d'impresa è naturalmente connotata dall'assunzione di rischi e un imprenditore deve saperli valutare e scegliere consapevolmente.

In una trattativa contrattuale tra imprenditori, il focus è concentrato sul risultato finale, sul "costruire" un accordo in vista di una collaborazione vantaggiosa e duratura, sfruttando sinergie che, quantomeno teoricamente, dovrebbero fruttare reciproci vantaggi. Si tratta di una fase che può essere paragonata al fidanzamento di una giovane coppia. Si enfatizzano i lati positivi e si minimizzano quelli negativi.

Il compito dell'avvocato, invece, è anche quello di individuare i possibili rischi e cercare di evitarli o limitarli attraverso le clausole contrattuali. E' un ruolo quasi da Cassandra, fastidioso, spesso percepito come un intralcio a progetti imprenditoriali che debbono "volare" e non tollerano zavorre.

La situazione si complica quando subentrano dinamiche competitive tra i rispettivi consulenti legali, spesso più orientati al contenzioso che alla consulenza e tutti tesi a cercare di posizionare strategicamente al meglio i propri clienti in vista di future, possibili, controversie.

Personalmente, per indole e per convinzione "filosofica", credo molto in un approccio equilibrato e collaborativo, condivido la mentalità imprenditoriale orientata al "fare" ed al "costruire" e sono convinto che un avvocato d'impresa debba essere un ausilio e non un ostacolo al business.

Credo anche che questo obiettivo possa essere perseguito senza rinunciare alla tutela del cliente. In fondo, è la stessa definizione codicistica di contratto che ci indica la via. Il contratto è "l'accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale" (art. 1321 c.c.). Accordo inteso come "incontro della volontà delle parti". Compito dei legali, in una trattativa contrattuale, è far emergere e comprendere quale effettivamente sia la comune volontà dei contraenti e poi consacrarla in un documento contrattuale chiaro ed equilibrato, costruito per prevenire i conflitti o facilitarne la soluzione. Per farlo non serve solo competenza giuridica. Servono ascolto, intuizione, capacità di cogliere gli aspetti psicologici e relazionali, capacità di interazione con le parti e gli altri consulenti e di mediazione. Tutte cose che, purtroppo, non s'imparano all'università e di cui, spesso, né i clienti (abituati a considerare l'avvocato come "quello che va in tribunale") né gli avvocati stessi sanno cogliere l'importanza.

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